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POLITICA
27 gennaio 2009
POVIA NON HA MAI VERSATO I PROVENTI DE `I BAMBINI FANNO OH` AL DARFUR.
 

Il Corriere della Sera riporta un'inchiesta di Io Donna sul cantante più discusso del momento. L'ex discografico, Angelo Carrara, ha dichiarato che Povia non versò mai i proventi della campagna per il Darfur del 2005. A Sanremo furono raccolti 450 mila euro, che il cantante si incaricò personalmente di far pervenire al progetto Darfur. Ma ne arrivarono solo 35 mila.
Il discografico non si risparmia neppure sulla questione della canzone “Luca era gay”, dichiarando: “E' ispirata alla vera storia di un mio amico, che fino a 37 anni era gay. Poi ha conosciuto una ragazza, ora ha anche dei bimbi e vive a Roma” e prosegue: “Le sue dichiarazioni sull'omosessualità come malattia le ho lette sui giornali, da sei mesi non ci parliamo più”.
 

Leggi l'articolo da Corriere.it >>>

vita familiare
13 luglio 2008
The Way We Were... (3° Parte)



Continua dalla puntata precedente


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Come eravamo...
...Eravamo, quindi, pronti per andare al Madison.
Ancora un pò frastornati per quanto accaduto a Pablo ci ficcammo nella macchina di Ciro per dirigerci verso il Madison. La discoteca era al Vomero. Il Vomero... solo tempo dopo capìì quanto sarebbe stato importante per me questo famoso quartiere napoletano. Dopo aver tribolato parecchio (Napoli di sabato sera è molto trafficata) giungiamo a destinazione.
C'èra una lunghissima fila. Tanti gay, tutti vestiti in modo estremamente glamour e fashion aspettavano il loro turno. Cera un buttafuori che decideva chi poteva entrare e chi no. Ancora oggi devo capire quale metro di giudizio usano quelli della selezione per poter decidere chi far entrare e chi mandare a casa. Quella sera entrammo tutti e tre.
All'esterno, l'edificio non mostrava nulla di gay. Era fatiscente, e per nulla elegante.
Io ero terrorizzato. Mai e poi mai avrei pensato che potesse esistere un posto per soli gay. Non avendo mai vissuto la mia sessualità non immaginavo nè l'esistenza di una discoteca gay, nè la necessita di creare un posto appositamente per ragazzi e ragazze appartenenti alla comunità LGBT. Rimasi esterrefatto.
Ero già stato altre volte in discoteca, ma mai ero rimasto così shocckato. Pablo e Ciro subito si buttarono nella mischia. Io no. Io volli rimanere a guardare. Ricordo che la sala era enorme. Rimasi fermo in un angolino ad osservare. Non mi sentivo parte di un tutto. Mi sentivo in un ambiente estraneo. Quanto mi sbagliavo.
Musica altissima, fumo grigio, odore di sigarette e tanti corpi che, come a rallentatore, si muovevano sinuosi sfregandosi in modo ora erotico ora comico. C'era chi ballava con ardore e chi lo faceva in modo sgraziato e smusicato. Ragazzi sudati, ragazze su tacchi vertiginosi ballavano e bevevano cavalcando musiche aggressive e spesso divertenti. Un'amtosfera accattivante ed intrigante che nulla aveva a che fare con me. Drag queen animavano la serata rendendola divertente e spesso volgare. Ero in estasi. Guardavo senza riuscire a dire una parola. Per me era fantascienza. Mi chiedevo dove avessi vissuto per tutto quel tempo. Improvvisamente vidi due ragazzi che si baciavano con delicatezza e normalità. Erano se stessi. Si baciavano senza dover sentire lo sguardo indiscreto e pesante dell'etero invadente. Era la prima volta che vedevo due uomini baciarsi. Lo trovai quasi imbarazzante. Perplesso e chiuso nei miei pensiero mi ero totalmente dimenticato che ero li per divertirmi e soprattutto per passare del tempo con Pablo. L'incantesimo si spezzò quando Pablo venne con un bicchiere di non so quale schifezza. "Assaggia" mi disse. Bevvi quasi tutti di un sorso. Sforzandomi di non vomitare, gli dissi "buono". Ero, mio malgrado, ubiraco. Mi feci guidare, quindi, da Pablo al centro della pista. Cominciai anche io a ballare. Non so quanto fossi bravo e quanto potessi essere attraente, ma io mi sentivo da Dio. Mi sentivo vivo. Sentivo di aver perso del tempo prezioso e di volerlo recuperare e alla svelta. Bevemmo altre volte. Conoscendo il mio grado di sopportazione dell'alcool feci in modo di non superare la soglia del non ritorno. Ero alticcio, ma non ubriaco fradico. Ballammo tutta la notte. Io e Pablo eravamo sempre appiccicati. Evidentemente l'alcool, il contesto, le luci, la musica e le centinaia di corpi sudati  che attorno a noi si muovevano ci fece avcicinare più che mai. Nonostante questo, più di un semplice bacio quella sera non ci fù. Baciava malissimo. Aveva la lingua dura, quasi paralizzata. Era strana. Non mi piacque affatto. Era come se improvvisamente, attraverso quel bacio, mi fosse passata tutta l'attrazione che provavo per il ragazzo conosciuto in chat. Logicamente non gli dissi nulla. Non mi importava. L'unica cosa che mi interessava era che avevo spalancato una porta su un mondo a me ignoto. Ero al settimo cielo. La serata proseguì nel migliore dei modi. Io e Pablo continuammo a stare assieme senza renderci conto che Ciro  era seduto in un angolino a guardare l'orologio sperando che arrivasse quanto prima l'ora x. L'ora di tornarcene a casa. Quella sera arrivai a casa alle 5 del mattino. Ero eccitatissimo, così eccitato che mi addormentai con difficoltà.

Alla prossima
To be continued

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permalink | inviato da neutronik80 il 13/7/2008 alle 21:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
vita familiare
15 giugno 2008
The Way we were... (2° parte)



Continua dalla puntata precedente

...Decisi di cavarmela da solo e di incotrare qualcuno in chat, con la speranza di poter avere qualche informazione più interessante su questo nuovo mondo su cui mi ero affacciato.
Ma ero ancora giovane ed inesperto...

Mi misi con tutte le buone intenzioni. Volevo trovare la persona che potesse rispondere ai miei tanti dubbi. Logicamente sbagliai persona. Decisi di incontrare un ragazzo di qualche anno più grande di me. Era molto carino e sicuro di se. Ci incontrammo un mercoledì mattina nei pressi di Mergellina. Dopo aver rotto il ghiaccio (io ero particolarmente imbarazzato. Era la prima volta che incontravo un ragazzo gay della chat) mi invitò a casa sua. Accetai, senza neanche pensare lontanamente che la cosa potesse avere un doppio scopo. Avava una villa enorme. Era disordinatissima. Notai che c'erano dei ragazzi che dormivano in alcune stanze dalle porte socchiuse. Gli chiesi spiegazioni. Mi disse che erano suoi amici che erano rimasti a dormire li. Mi invitò (giustamente) in camera sua. Arrivati lì si spogliò. Feci per la prima volta sesso gay. Fu molto bello e soprattutto molto "facile". Non l'ho mai più rivisto, non ricordo il suo nome, non ricordo che giorno fu e non ricordo quanti anni lui avesse. Peccato.
Tornai a casa felice come una pasqua. Non avevo avuto le spiegazioni di cui necessitavo, ma avevo avuto altro. Mi bastava. Da quel giorno capii che nessuno avrebbe potuto spiegarmi nulla. Avrei dovuto fare tutto io e tutto da solo.
Divenni un assiduo frequentatore di Gaycampania (la chat su mirc)
Ogni momento libero lo passavo li a scegliere chi sarebbe stata la prossima persona che dovevo incontrare. volevo conoscere quante più persone possibili. Ardevo dalla voglia di incontrare persone che avevano avuto i miei stessi problemi, le mie stesse idee, le mie stesse voglie, le mie stesse paure e perplessità. Volevo qualcuno che mi capisse.
Le presentazioni (in chat) erano le solite.
Ciao
Da dove dgt (da dove digiti)
Anni
Cosa Cerchi
Sei a/p (attivo o passivo)
come sei
A dire la verità capii subito che non cercavo sesso, ma qualcuno con cui condividere le mie nuove esperienze. Volevo un amico. All'amore manco ci pensavo lontanamente. Chattando Chattando incappai in un nick intrigante "Spike1981" Era Pablo, un ragazzo di Bari (se non erro) che era a Napoli per studio. Viveva in una casa per studenti. Chattammo tantissimo. Quasi un mesetto e tutte le sere. All'epoca non esisteva ancora l'adsl e internet si pagava in base a quanto tempo eri connesso. La connessione lenta e i costi alti non ci impedivano di chattare per ore ed ore.
Finalmente venne il giorno in cui dovevamo incontrarci. Abitava nei pressi della stazione centrale di Napoli (posto poco raccomandabile). Ricordo ancora che indossai un pantalone grigio e una camicia nera molto bella. Ero tesissimo. Ci eravamo sentiti al telefono, avevamo parlato in chat, ma non ci ervamo mai scambiati una foto. E se non ci fossimo piaciuti? E se ci fossimo piaciuti? Sapevo che un conto era parlare per telefono e altro conto era parlare dal vivo. Ci piacemmo subito. Ma essendo  entrambi nuovi a questo genere di esperienze decidemmo di andare cauti e di fare le cose per gradi. Quel giorno non facemmo sesso. Parlammo di tantissime cose e soprattutto della voglia di entrambi di provare l'ebrezza della tanto scandalosa discoteca gay.
Ci organizzammo per il sabato seguente. C'era il Madison. Una discoteca del vomero che il sabato organizzava la "serata a tema".
Con noi sarebbe venuto anche Ciro, un ragazzo della chat. Il suo nome era "ISUZO". Scoprii che era un uomo di oltre 40 anni, professore di liceo che viveva ancora con la mamma. Era brutto, magro, alto e viscido. Ancora devo capire cosa ci facesse Pablo con quel Ciro-Isuzo. (in futuro questo tizio avrebbe avuto a che fare con la mia vita). Arrivai da Pablo verso le 21.  Avevo una sempicissima maglietta grigia a maniche lunghe e un jeans blu (ancora non sapevo che per fare "colpo" ci si doveva impupacchiare (aggiustarsi - farsi belli) al meglio. Arrivato a casa di Pablo (che quella sera era stupendo) scoprii che avremo cenato da Ciro - Isuzo. Mio malgrado acconsentii. Pablo e Ciro abitavano a 5 minuti l'uno dall'altro. Andammo da Ciro. Io ero emozionatissimo. Non avevo la più pallida idea di cosa sarebbe significato entrare in un posto con tanti gay. Cenammo male e poco. Ciro era un pessimo cuoco. Dopo cena Pablo chiese un cotton Fioc. Neanche nei miei più sogni più reconditi potevo immaginare che Pablo si ficcasse troppo dentro (l'orecchio) il Cotton Fioc da doverlo portare all'ospedale. Una corsa e fummo subuto al pronto soccorso. Nel giro di qualche minuto Pablo stava di nuovo bene.
Eravamo, quindi, pronti per andare al Madison....

To be continued.
Alla prossima

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permalink | inviato da neutronik80 il 15/6/2008 alle 15:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
vita familiare
9 giugno 2008
The Way We Were... (1° parte)



Come eravamo...
1998...
Eravamo un gruppo di ragazzi molto giovani. Tutti appena usciti dal liceo. C'era chi aveva 18, chi 20 o chi 21 anni. Vivevamo ancora in famiglia. Ci eravamo conosciuti in Chat. Io cominciai a chattare per la prima volta a 18 anni sul canale Gaycampania. Non sapevo cosa fosse  una chat, cosa fosse un pvt, cosa fosse un bot o cosa significasse ottare, bannare e soprattutto non sapevo che scrivere con le lettere MAIUSCOLE significasse URLARE!
Una regola delle chat, dei forum e dei blog che non ho mai digerito!
La mia prima volta fu divertentissima. Ero, nel canale, una new-entry e quindi venni contattato da tutti. Avevo un nick semplice Pigi18Na. Molti contatti furono di "vecchietti" che incuriositi dalla mia giovane età pensavano di potermi scopare come meglio credevano. Logicamente non accettai nessua proposta, ne tanto meno presi alcun appuntamento. Chattai con tanti, ma proprio tanti ragazzi. Tutti gay. Per la prima volta vedevo una serie di persone gay che parlavano dell'omosessualità apertamente. Un sogno. Prima di prendere un appuntamento con uno di questi "sconosciuti" passarono un paio di giorni, quando finalmente mi decisi.
Ma prima di fare questo, decisi di avere un'idea più ampia e più chiara di quello che fosse il mondo omosessuale. Andai all'ARCIGAY DI NAPOLI. (senza sapere che più in la negli anni ci avrei lavorato). All'epoca lì ci lavorava Fabrizio Marrazzo. Chiesi delle informazioni, delle spiegazioni e feci tante altre domande, forse innocenti e stupide, ma ero un giovane ragazzo che per la prima volta si affacciava su un mondo totalmente nuovo. Mi dissero di andare al Bar B (una sauna di giorno e una disco con dark di sera) e di tornare un altro giorno per partecipare ad un pomeriggio di "benvenuto". Al Bar B andai il giorno stesso. Scesi delle scalette. I propietari alla cassa mi diedero un asciugamano, una chiave e delle ciabatte. Io, stupito, dissi "e che devo fare?"
 "Spogliati e mettitti l'asciugamano alla vita". Mi risposero.
Non capivo. Però lo feci. Mi ritrovai, mio malgrado, in una sauna gay. 10 minuti e me ne andai esterrefatto. Non mi era piaciuta.
Ritornai all'arcigay per partecipare alla serata di benvenuto. Tra i volontari che organizzavano la serata c'era anche un giovane ed inesperto Fabrizio Marrazzo (che poi divenne mio "amico")
La serata fu deludente.
Decisi di cavarmela da solo e di incotrare qualcuno in chat, con la speranza di poter avere qualche informazione più interessante su questo nuovo mondo su cui mi ero affacciato.
Ma ero ancora giovane ed inesperto...


TO BEE CONTINUED.
ALLA PROSSIMA.


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permalink | inviato da neutronik80 il 9/6/2008 alle 12:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare
 
Bertold Brecht

 

 











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