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dove tutto è famiglia
cinema
19 luglio 2009
Harry Potter e il principe mezzo sangue

Tremate, tremate il critico è tornato!!! 

Due ore e mezzo allucinanti. Lento, lentissimo. Una prima parte di intro lunghissima. Solo verso la fine del film, la storia comincia a farsi interessantina!!! Mancanza di pathos e colpi di scena. Troppo incentrato solo su Harry Potter. Peccato perchè anche gli altri protagonisti avrebbero meritato qualche manciata di secondi di più!!!
Ottimo, invece, l'uso degli effetti speciali. Daniel Radcliffe farebbe meglio a darsi all'Ippica, visto il suo recente interesse per i cavalli. Simpaticissimi il maghetto Rupert Grint e la bellissima Emma Watson. Ricordo che per il personaggio di Severus Piton, J.K. Rowling, si è ispirata a Renato Zero. Sono due goccie d'acqua!
Bel gruppetto di comprimari, tra cui spicca una poco utilizzata Maggie Smith!!!
in definitiva un Herry Potter di intramezzo che servirà a collegare il settimo e l'ottavo episodio!!! Un mediocrissimo episodio fin troppo lungo e anonimo. Peccato non aver saputo sfruttare al meglio l'evento luttuoso che si abbate su Hogwarts.

VOTO 4



cinema
13 giugno 2009
Martyrs: il film più violento e malato della storia del cinema!





Tremate, tremate il critico è tornato!!!

Martyrs è senza ombra di dubbio uno dei film più violenti e malati che abbia mai visto. Sequenze difficili e disturbanti, violenza gratuita, tra lo splatter e il gore. Fotografia angosciante, ambienti luridi e zozzi. Un gruppo di estremisti rapisce persone, per lo più donne, le martirizza sperando che all'apice del dolore e della sofferenza queste possano "vedere" per poi "raccontare" cosa c'è dopo la morte. Non c'è paragone con i vari "Hostel", "Saw" e "Non aprite quella porta". Anche in quei film c'era tanta violenza, ma spesso si scivola nel comico involontario, era una violenza finta, costruita, sopportabile. Qui si va a scavare nell'animo umano. Qui si parla di esperienze che potrebbero realmente accadere, di persone vere che possono spingersi fino all'estremo della follia. Un turbine di perversione violenta e torbida avvolge l'ignaro spettatore che crede di assistere al solito horror viosionario stile The Ring, ma si ritrova coinvolto una storia malata fin troppo tangibile e fin troppo reale per poter dire che si tratta solo di un film.
Dopo il maldestro Saint Ange, Pascal Laugier, si cimenta anima e corpo in questo progetto, confezionando un bellissimo film di genere, riuscendo nell'ardua impresa di non cadere mai nel ridicolo e soprattutto utilizza al meglio le due bravissime attrici Stéphane Martin ("Il popolo migratore") e Nathalie Moliavko-Visotzky ("Serveuses demandées") qui mutilate della loro bellezza. I loro corpi nudi, violati nell'anima e nella carne sono privi di qualsiasi sensualità, i loro volti sono solo carne, carne da macello.
Una valanga di sangue sporco e di budella putrescenti vi accompagneranno per l'intera visione del film. Inutile chiudere gli occhi, perchè qui la violenza non è solo mostrata, ma è anche narrata. E' insita nella trama.
Un film difficile, insopportabile, fin troppo violento e pericoloso che appasionerà coloro che hanno lo stomaco di resistere a una proiezione così massacrante e stressante!

VOTO 8

cinema
28 aprile 2009
Io & Marley





Tremate, tremate il critico è tornato 


Dai trailer può sembrare un filmetto divertente, la solita commediuola americana in cui il cane devasta tutto e tutti. Invece no. E' un film leggero e divertente ma estremamente delicato e simpatico. E' una sorta di mini-saga familiare in cui due fidanzatini decidono di metter su famiglia cominciando dal cane. La storia segue in maniera indiscreta le vicissitudini, le abitudini, le paure, le sfide e i sentimenti dei due simpaticissimi protagonisti. Marley, il cagnone, sembrerebbe essere il protagonista del film, ma in realtà è solo un mezzo che viene utilizzato dal regista per far ridere e intenerire lo spettatore. Il vero protagonista della storia è il sentimento, l'amore e soprattutto la normalita che unisce Jennifer Aniston e Clive Owen che nel film interpretano una coppia di neo genitori che cerca di far quadrare la loro vita, fatta di difficoltà, incomprensioni, insoddisfazioni e tanto amore per i loro figli e per il bellissimo Marley, cane goffo e combinaguai.
Si ride e si piange allo stesso tempo, ma se si pensa che il film è tratto da una storia vera allora si piange di più. Il regista, David Frankel, riesce in due ore di pellicola a rendere omaggio a quello che è l'amore incondizionato ed eterno dei nostri amici a quattro zampe. Per ragioni tecniche stravolge un pò il romanzo da cui è tratto il film, ma riesce nell'impresa non sempre facile di tramutare un libro in un film. Seguendo la vita di questa famiglia si segue anche l'evoluzione di Marley, da cucciolo goffo e pasticcione ad anziano e tenero cane, capace di dare amore ed armonia a tutti.
Io e Marley è un film per chi ha voglia di sorridere e di ricordare quanto importate è l'amore che gli animali sanno regalarci.
Da vedere

VOTO 8

cinema
7 marzo 2008
Rendition
 



Tremate, Tremate il critico è tornato!

Trama
:Un giovane analista della Cia si trova proiettato sul campo, alle prese con il difficile interrogatorio di un presunto terrorista. La moglie di quest'ultimo, disperata, cerca di risalirne disperatamente le tracce, coinvolgendo nella storia un Senatore degli Stati Uniti. La vicenda si intreccia con quella di un giovane egiziano, diviso tra la passione politico-religiosa e l’amore per la propria ragazza. Due storie parallele che si incrociano in modo del tutto imprevisto
Regia:
Gavin Hood utilizza un cast stellare che va da Meryl Streep a Peter Sarsgaard da Jacke Gyllenhaal a Reese Witherspoon. Il regista utilizza la tecnica di due piani temporali per mischiare le carte e dare più spessore al film. Pur cercando di inquadrare la storia senza mai esser di parte la pellicola risulta essere un continuo atto d'accusa. Un buon cast d'attori non serve se al film viene tolto il mordente e soprattutto se l'analisi psico-sociologica di alcuni personaggio è solo un pretesto per far andare il film verso il finale.
Attori:
Jacke Gyllenhaal interpreta il bonaccione di turno, l'americano disincantato che non riesce a credere che al giorno d'oggi la tortura possa essere un'arma vincente. Sono poche le battute che recita. Il suo personaggio dovrebbe essere fatto di sguardi, di mosse, di primi piani... ma non è Robert De Niro e non sempre riesce a far trasparire l'angoscia e lo stupore del suo personaggio.
I suoi occhioni teneri non riescono a bucare lo schermo come dovrebbereo.
Reese Witherspoon, recita la parte della moglie sconsolata e lo fa egregiamente. Peccato che il pancione posticcio sia troppo posticcio. Anche per lei un ruolo minore. Messi da parti gli abiti da "bionda" la bella Reese si cimenta in un personaggio difficile e tormentato, ma il copione e la regia non aiutano la giovane bionda a brillare. Troppo remissiva, troppo poco incazzata, poco coinvolta.
Meryl Streep poche battue per la signora del cinema americano. Un ruolo difficile. Un ruolo di donna cinica e con i piedi per terra. Legata alla sua patria e al suo lavoro. Fredda e gelida come un caporale dell'esercito. Meryl Interpreta alla perfezione  Corrine Whitman (dirigente dei servizi segreti). Si vede poco, ma quando è lei di scena la pellicola sale di livello.
Peter Sarsgaad è il personaggio, forse, più antipatico ma quello più realistico. Pauroso e timoroso come ogni persona normale che si troverebbe coinvolta in una situazione del genere. Ottima prova per Peter che si cimenta ancora una volta in un personaggio "non simpatico" vittima del sistema e della politica. Interessante.
Storia: La storia non non racconta nulla di nuovo. Basta aprire un quotidiano qualsiasi per renderci conto. La vera protagonista della storia è la guerra, vista da due punti di vista diversi. La si respira durante tutto l'arco di tempo. Ci si rende conto che, sia da una parte che dall'altra, i mezzi utilizzati per giungere ad una verità sono i medesimi: la violenza.
C'è chi la utilizza per uno scopo chi per un altro. Non ci sono buoni o cattivi non c'è vincitore o vinto, ma solo diversi gradi di sconfitta.
La "extraordinary rendition” (pratica che consente il rapimento di cittadini stranieri residenti negli USA considerati una minaccia per la sicurezza nazionale, per essere detenuti e sottoposti a punizioni corporali in segrete prigioni oltreoceano) è lo spunto da cui parte il film. Spunto che dovrebbe servire per riflettere, per rendersi conto che le torture corporali a scopo informativo a nulla srvono se non ad ottenere informazioni fasulle. Ma, noi che questa realtà la viviamo quotidianamente ci aspettavamo qualcosa di più da Gavin Hood. E' sempre la solita zolfa. L'americano buono che si commuove, l'integralista che si fa saltare in aria, a torturare c'è l'arabo, l'americano guarda... Tra il denunciare ma avendo paura di farlo il film si perde risultando scontato e scialbo. Sembra quasi di assistere ad una visione lunga di un Tg.
Chi non risica non rosica. In questo caso il regista ha risicato fin troppo e visti i bassissimi incassi (in partia solo 9,736,045$) starà rosicando

VOTO 6 e 1\2

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Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare
 
Bertold Brecht

 

 











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