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SOCIETA'
15 ottobre 2008
Varese è razzista. Ragazzi bianchi non tollerano i neri

Brinzo, nel varesotto, in una scuola elementare, le maestre avevano deciso d'insegnare l'uguaglianza tra persone ai giovani scolari.

Sono state realizzate alcune sagome di legno, dipinte dagli alunni, raffiguranti dei bambini da posizionare intorno alla scuola, quattro delle quali dalle sembianze africane. Ma l'iniziativa non dev'essere piaciuta a qualcuno, che nella notte ha ridipinto la pelle nera di bianco e i capelli mori sono diventati biondi, cancellando ogni traccia di diversità tra le figure.

Il sindaco si dichiara indignato dall'atto vandalico di stampo razzista, mentre le maestre parlano di “grande amarezza” ed hanno già scritto una lettera aperta con l'aiuto dei bambini.

Io continuo e continuerò sempre sulla stessa linea. Abbiamo un governo che è troppo morbido su questi agormenti e su queste tematiche. Abbiamo un governo che fomenta l'intolleranza e il razzismo, la violenza, l'omofobia e la xenofobia. Abbiamo esponenti come Calderoli/Bossi, Ciarrapico/Fini, Mussolini/carfanga Meloni/Berlusconi, Giovanardi/Maroni. Da loro cosa dobbiamo aspettarci? Degli insegnamenti sulla tolleranza? Degli insegnamenti sul rispetto del diverso? Non credo proprio...
Ma se Alemanno ha fatto della Capitale d'Italia il luogo per eccellenza dove perpetuare violenza e razzismi nei confronti del diverso e delle minoranze, ma se l'Italia, in toto, è nelle mani di un potere che appoggia, o al massimo minimizza e nasconde eventi e delitti razzisti, come possiamo meravigliarci se un gruppo di stronzetti si permette di imbrattare sagome raffiguranti delle persone di colore?
Sarà sempre peggio...

POLITICA
13 ottobre 2008
L'Italia razzista picchia ragazza marocchina
Oramai gli episodi di violenza e razzismo sono all'ordine del giorno. Nonostante questo, il nostro governo cerca sempre di glissare su quanto accade.
Poichè gli episodi vedono coinvolte persone non italiane, spesse volte extracomunitarie, non viene data lora la giusta importanza. Si tende a minimizzare. Questo o quell'esponente politico per mettersi l'anima in pace e per far vedere di essere partecipe al caso dice: "prenderemo i colpevoli!!!" o "vergogna per quanto accaduto", ma tempo un giorno e l'episodio è dimenticato e accantonato.
Oggi è tocca ad una ragazza marocchina di 15 anni che è stata aggredita e picchiata sull'autobus da alucni compagni di scuola. L'episodio è accaduto vederdì scorso nel centro di Varese. Oltre a frasi razziste e xenofobe la ragazza è stata picchiata e malmenata!!
Domani chi sarà la vittima di questa italia sempre più razzista e fascista?
POLITICA
12 ottobre 2008
Ancora schifezze da parte di estremisti di destra: Bandiere bruciate e cori fascisti durante la partita Bulgaria-Italia
In occasione della partita di qualificazione mondiale della  Nazionale contro la Bulgaria, tifosi italiani di destra hanno dato vita a marce e cori di ispirazione fascista. Non contenti hanno bruciato la bandiera bulgara.
La Russa:
"Bisognerebbe chiedere scusa alla Bulgaria. Se fossi stato lì mi sarei vergognato. Non c'è nessuna giustificazione storico-politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari". 
Non credo proprio che gli esponenti di centro destra siano dispiaciuti da questi eventi. D'altronde, qunado si è trattato di cercare consensi per vincere le elezioni i voti di questa gentaglia gli ha fatto comodo.
Hanno Ciarrapico, hanno la Mussolini, hanno Fini, hanno Alemanno e adesso si meravigliano se certi italiani si comportano così? Ma cosa pretendono? D'altronde, molti di questi esponenti politici, hanno un passato violento e razzista.
Episodi di  tale violenza xenofoba, razzista o omofoba sono da attribuire a un governo che troppe volte ha cercato di camuffare e minimizzare eventi così gravi.
Qui si combatte contro le prostitute, quando ci sarebbe da fare, ben altro, per sistemare le sorti di quest'Italia sempre più razzista e violenta!
SOCIETA'
18 agosto 2008
Ermanno Lavorini 1969: Il primo caso di kidnapping italiano fu opera di estremisti di destra.


Il sequestro e l'omicidio del dodicenne Ermanno Lavorini è stato un delitto politico della destra estrema più assetato di soldi e di trame che di sesso e macabri rituali di morte, anche se sulle pagine della cronaca furono il sesso, la pedofilia, l'omosessualità a farla da padroni.
La scomparsa di Ermanno Lavorini fu il primo kidnapping italiano. Un bambino di 13 anni scompare alle 14.30 del 31 gennaio 1969, in un annoiato pomeriggio nella ricca Viareggio lontana dalle frenesie dell’estate. Qualcuno telefona a casa sua per chiedere 15 milioni di riscatto, qualcun altro è già pronto a costruire un intricato disegno di depistaggi per occultare la verità.
Alle 11.45 di domenica 9 marzo il cadavere del piccolo Ermanno viene scoperto, seminascosto, tra le dune di Vecchiano.
Alle 17 di un'altra domenica, quella del 20 aprile, il caso Lavorini - così viene comunicato alla stampa dal colonnello Mario De Julio, comandante della legione dei carabinieri di Livorno - è da ritenersi "definitivamente chiuso": un sedicenne, Marco Baldisseri, ha confessato di aver ucciso Ermanno "per futili motivi".
Tra confessioni, ritrattazioni, racconti di festini e "balletti verdi", false piste e colpi di scena, il caso Lavorini resterà aperto per altri otto anni, fino al 13 maggio 1977 quando la Cassazione stabilirà che ad uccidere Ermanno fu un gruppetto di estremisti neri con l'obiettivo di raccogliere fondi per la propria associazione eversiva.
La brutta storia di Viareggio - che per otto anni si era impastata di sesso furtivo, orge maschili e nascosti toccamenti nel chiaroscuro di una pineta - diventa così il primo episodio di eversione ad essere consacrato dalla storia giudiziaria.
Non c'entrava nulla l'omosessualità nascosta di Adolfo Meciani, ricco proprietario di stabilimenti balneari, che con la sua "duetto rossa" rimorchiava i ragazzini della pineta, esponendosi a feroci ricatti. Non c'entrava nulla neanche Giuseppe Zacconi, figlio del grande Ermete, l'attore, vittima della sua solitudine. Entrambi morti di dolore: il primo suicida, l'altro di crepacuore. C'entrava invece la Versilia. Non quella dei giochi proibiti tra i pini marittimi, ma la Versilia dove cresceva una tensione nuova e incontrollata: la contestazione della Bussola che precede di un mese la fine di Ermanno, con il giovane Soriano Ceccanti condannato alla sedia rotelle da un proiettile sparato forse dalla polizia, forse da un cliente del locale notturno e sul versante opposto la nascita - certamente per reazione - di quel laboratorio eversivo della lucchesia dove stanno già maturando le strutture più ambigue del partito del golpe: le appendici toscane del MAR di Fumagalli, la cellula nera di Mario Tuti, gli stragisti dell'Italicus.
Baldisseri, Della Latta e Vangioni - i condannati per il caso Lavorini - sono solo pedine di un gioco più grande di loro. Giovanissimi monarchici e giovani neofascisti nella Viareggio rossa. Cercano un'affermazione, la cercano nell'estremismo della politica. Si improvvisano tupamaros neri, convinti che un sacco a pelo e una tenda da campeggio bastino ad organizzare il primo sequestro politico italiano.
E dietro di loro personaggi di ben altro spessore come il principe Junio Valerio Borghese che si precipita a Viareggio: il suo tentativo colpo di stato personale – il golpe Borghese, appunto - lo tenterà un anno e mezzo dopo. E poi inquirenti che rimangono imbrigliati nella ragnatela di versioni, una diversa dall'altra, che gli imputati fanno mettere a verbale. Ed investigatori che - ad essere generosi - sono soltanto incapaci di mettere a fuoco i dettagli di quanto è accaduto su quella spiaggia, tra quelle dune, in un pomeriggio d'inverno, nella ricca Viareggio delle vacanze.
Investigatori come il col. De Julio, quello che dice ai giornalisti: "il caso è chiuso, adesso potete tornare a casa". Farà carriera il col. De Julio. D'altronde aveva cominciato bene: cinque anni prima di incappare nel caso Lavorini, nella calda estate del 1964, era stato il braccio destro del gen. De Lorenzo. Sì, proprio lui, quello delle schedature di massa, del Piano Solo e del minacciato golpe


Dal sito di Cinzia Ricci

Nel 1969 viene ucciso un giovinetto di Viareggio, Ermanno Lavorini. Attorno alla sua sparizione e alla sua morte scoppia uno scandalo che ha avuto una eco enorme sui media e nella pubblica opinione.

Dal punto di vista di questa ricerca non si è trattato dell’“omicidio di un gay”, ma la campagna di stampa e le indagini, invece, ne fecero per un anno il primo caso dal dopoguerra di «omosessualità e morte». E tutt’oggi nella memoria collettiva questo caso è ricordato come un perverso intrigo di omosessuali che hanno violentato e ucciso un ragazzino. Invece non è andata così.

Ermanno era un adolescente di 12 anni e frequentava la scuola media. Viveva con i genitori e la sorella più grande. Il padre aveva sotto casa un negozio di stoffe. Il pomeriggio del 31 gennaio 1969 esce con la bicicletta e poche ore dopo arriva la prima telefonata con la richiesta di un riscatto. Sembra un rapimento, anche se la famiglia non è ricca. Comincia a scatenarsi la carica dei media, arrivano le troupe televisive. Pochi giorni dopo la trasmissione d’attualità TV7 gira un’inchiesta a caldo. Il caso monta. Senza considerare che l’Italia non era abituata ai rapimenti, alle stragi, che cominciarono in realtà pochi mesi dopo. Il peso dei media fu senza precedenti: 27 trasmissioni televisive, 300 passaggi radiofonici, 30 rotocalchi hanno pubblicato inchieste, mentre 22 inviati speciali dei maggiori quotidiani hanno scritto in media 85 articoli ciascuno.

La “Nazione sera” dell’11 febbraio 1969 titolava “Il segreto della scomparsa nel mondo del terzo sesso”. È l’inizio di un processo contro gli omosessuali - con sentenza scritta prima di cominciare - da parte degli investigatori, dei giornalisti e della piazza. Alla fine avremo un suicidio, una morte per infarto, varie carriere politiche bruciate e tantissima confusione su ciò che accadde ad Ermanno. E tre ragazzi condannati.

La polizia iniziò un’azione di controllo sugli omosessuali della zona convocando in caserma quelli noti: era prassi fino a pochi anni fa schedare e tenere pronti gli elenchi degli “invertiti”; e d’altronde non siamo così certi che questo comportamento anticostituzionale sia stato definitivamente accantonato dalle forze dell’ordine. “Ce ne sono di giovanissimi, di anziani. Circa una cinquantina”, recita un libretto diffuso in quei mesi. E racconta anche un altro piccolo episodio: “Una nuova battuta dei carabinieri in pineta. Incontrano due uomini teneramente abbracciati. Li portano dritti in galera sotto l’accusa di atti osceni in luogo pubblico. Se non altro si fa pulizia”. Polizia e giornalisti alleati per fare pulizia degli invertiti.

La verità, che si fece strada a fatica, era un’altra, legata alle vicende oscure di un gruppo politico che si chiamava “Fronte monarchico viareggino”, un gruppo di destra sorto un anno prima, vicino ad esponenti del MSI locale. In realtà alcuni giovani e giovanissimi, inesperti e rozzi, che però furono capaci di ingarbugliare la matassa dei fatti, aiutati anche da alcuni adulti più avveduti.

L’atteggiamento della stampa è fotografato nelle parole di Mario Nozza, giornalista anche lui, che ha firmato la prefazione di un testo sul caso Lavorini: “Presente in massa quando le prime pagine erano tutte un trionfalistico ribollire di titoli giganti sugli omosessuali della pineta viareggina, la grande stampa italiana fu assente quasi al completo quando si confermò la versione dell’omicidio con sequestro di persona per estorsione e vennero a galla i retroscena pseudopolitici che coinvolgevano il Fronte monarchico giovanile. (…) Finché c’erano da raccontare i particolari morbosi, fin quando il movente pareva «sessuale», tutti a scrivere, a commentare, a stigmatizzare. Ma quando venne fuori la squadraccia del Fronte, l’interesse si sgonfiò. La maggior parte dei giornali non diede nemmeno conto della sentenza, compresa quella della Cassazione, la quale stabilì, nel ‘77, che «il movente estorsivo» era maturato nel quadro di un «programma pseudopolitico». Quello appunto del Fronte viareggino. Eppure la maggior parte dell’opinione pubblica è tutt’ora convinta del contrario. Basta leggere un recente numero del «Corriere della Sera» dove, in una cronaca sui guardoni della Versilia, si riparla di Lavorini ucciso «in seguito ad abusi sessuali su di lui praticati» . E questo è completamente falso”.

Vediamo cosa scrisse "La Nazione" pochi giorni dopo il rapimento: «Le ricerche vanno avanti con il massimo rigore, setacciando i luoghi frequentati da persone equivoche. Ci sono infatti zone a Viareggio dove l’omosessualità ed il vizio hanno una fiorente e rigogliosa sede. La pineta di Ponente di sera, quella di Levante durante il giorno. Una squallida umanità bazzica i sentieri fra i pini, fa capo ai locali di dubbio livello, stringe le maglie di una fitta rete di complicità. Non si esclude che il ragazzo possa essere tenuto prigioniero da elementi dello squallido mondo omosessuale”.

Il testo citato si spinge più in là, sostenendo che la caccia all’omosessuale era diventato uno strumento di lotta politica, cavalcato dai giornali di destra, che sostenevano l’equazione «omosessuali = sinistra».

Le forze dell’ordine non furono da meno in questa «operazione vizio» e gli autori di L’infanzia delle stragi ne danno un breve resoconto: “Schiere di omosessuali sono passati nella caserma della Polizia, interrogati sul loro vizio e sulle loro amicizie. Più discrete ma non meno profonde, le indagini sugli insospettabili dalla doppia vita. Ne è uscito un elenco con 300 e passa nomi”.

Il corpo di Ermanno fu ritrovato casualmente due mesi dopo il rapimento, mal seppellito nella sabbia della pineta di Marina di Vecchiano, a pochi chilometri da Viareggio. Era vestito con gli stessi abiti del pomeriggio della sparizione, ancora ordinati e integri, con i bottoni e le cerniere normalmente chiuse. L’autopsia stabilì che era morto a causa di pugni al volto o per soffocamento, o per le due cause insieme. Nessuna violenza sessuale, nessun tentativo di stupro.

Quando, un paio di mesi dopo, furono arrestati i primi ragazzotti amici di Ermanno, che avevano letto e ascoltato molte volte ipotesi di questo genere, le fecero diventare la loro confusa e contraddittoria verità. Marco Baldisseri, sedicenne, confessò subito di essere l’omicida di Ermanno: una lite, pugni al viso, lo svenimento e il seppellimento nelle dune di Vecchiano. Ma subito dopo iniziarono le ritrattazioni e i ragazzi cominciarono a coinvolgere uno a uno diversi personaggi viareggini, nel tentativo di discolparsi. Uno dei malcapitati finiti nelle confessioni fantasiose dei giovani arrestati era Adolfo Meciani. Meciani, 42 anni, sposato, un figlio, con fama di playboy, aveva una vita gay segreta. Marco raccontò dei diversi rapporti sessuali avuti con lui in pineta, il segreto di Meciani venne fuori e i giornali misero in piazza che l’uomo aveva avuto incontri anche con numerosi altri ragazzini della zona. Meciani non resse alla vergogna, si ammalò, pensò al suicidio. Alcune settimane dopo i terribili ragazzini rincararono la dose e accusarono Meciani di essere il seppellitore di Ermanno. Quando Meciani fu arrestato era già distrutto, e pochi giorni dopo si impiccò in cella, senza aspettare che l’accusa infondata cadesse.

Pasolini scriveva in quei giorni: “Leggo nei giornali del suicidio di Meciani. Ne soffro come se fossi un suo amico o un suo parente. È atroce. Sia chiaro che non si tratta di un suicidio, ma di un linciaggio. E di questo linciaggio sono colpevoli tutti i cronisti, tutti i direttori di giornali e tutti gli inquirenti che si sono occupati di questa tragedia”.

Un’altra vittima del terrore scatenato dai giornali e dai pettegolezzi è stata Giuseppe Zacconi, personalità viareggina nota e rispettata fino ad allora. Accusato dai ragazzi come stupratore di Ermanno, è costretto a rivelare di essere impotente. “Solo in Italia”, ha poi scritto un giornalista inglese, “poteva accadere che un cittadino dovesse dichiarare di essere impotente per discolparsi dall’accusa di essere omosessuale”. Ma per Zacconi lo scandalo si trasforma in una morsa di isolamento e di morte civile a cui il poveretto non ha retto, morendo d’infarto poco tempo dopo.

Il secondo ragazzo arrestato, anche lui amico di Ermanno, era il ventenne Rodolfo Della Latta, chiamato Foffo. Lavorava nella più rinomata impresa funebre di Viareggio e fu tra i portatori della bara di Ermanno. Anche Foffo, coinvolto da Marco, sposa subito la tesi del giro di omosessuali perversi e cattivi, descrivendo orge e “balletti verdi” in appartamenti della zona, ma di fronte ai riscontri tutto questo risultò solo fantasia. Anche lui accusa Meciani e tira dentro Zacconi, dandogli il ruolo di stupratore di Ermanno e di corruttore di altri minorenni. Ed è sempre lui, attivista missino e frequentatore del Fronte, che coinvolge nelle accuse il sindaco di Viareggio e il presidente dell’Azienda di turismo, entrambi socialisti. I due politici danno subito le dimissioni, travolti dallo scandalo inarrestabile, alimentato in particolare dai giornali della destra. Quando la loro posizione si chiarirà, uno dei due si ritirerà a vita privata, piegato dalle calunnie.

Il terzo giovane arrestato, coinvolto dagli altri due, era Pietrino Vangioni, anche lui ventenne, segretario del Fronte, di cui invece Marco Baldisseri era tesoriere. Il padre di Pietrino era un informatore della polizia e sembra abbia avuto un grosso ruolo come depistatore in tutto il primo periodo delle indagini. Fra i tre arrestati, Vangioni fu quello che resse meglio la parte, sia per maggiore abilità, sia grazie ai suggerimenti del padre, informatore che riusciva anche ad essere molto ben informato dalla polizia, sia perché finì in carcere solo nel gennaio del 1970, un anno dopo la morte del piccolo Lavorini.

Il processo di primo grado iniziò nel gennaio del 1975 e la Cassazione diede la sua sentenza nel 1977. Le pene definitive furono di 11 anni per Della Latta, 9 per Vangioni e 8 anni e 6 mesi per Baldisseri, ritenuti responsabili di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona al fine di raccogliere fondi per la loro associazione.

Pasolini ha scritto un “Diario del caso Lavorini”, nel quale se la prende con tutti i personaggi che hanno avuto voce in capitolo nel montare la caccia alle streghe: ironizza sui giornalisti famelici, sui carabinieri burocrati, sui viareggini bacchettoni, ma accusa anche i giovani della sinistra contestatrice per la loro assenza, Infatti scrive: “Per es., gli studenti di nessun movimento sono intervenuti in questo caso: l’hanno allontanato da loro, considerato impopolare e indegno?”.

E a proposito del comportamento professionale dei giornalisti (e degli inquirenti) Pasolini non si limita all’ironia, ma passa all’attacco: “Ma in cosa differisce l’atteggiamento di Marco Baldisseri e compagni verso gli omosessuali dall’atteggiamento dei giornalisti di tutti i giornali italiani e di tutti gli inquirenti? Non differisce sostanzialmente in nulla, Nel lanciare le loro accuse Marco Baldisseri e gli altri si sentono sostenuti dall’opinione pubblica, sanno di far piacere all’opinione pubblica, sanno di obbedire a una necessità di odio dell’opinione pubblica, Opinione pubblica - in tal senso - rappresentata ugualmente dai cronisti dell’Osservatore romano e dai cronisti dell’Unità. Poi se la prende ancor più con la corruzione indotta dalla “cattiva maestra” televisione, colpevole di rappresentare un modello di vita falso e anestetizzato dal sesso. “Niente di più volgare. È la televisione”, scrive, “che offre lo specchio di una società dove essere diversi è peccato, è orrore”.

Una società che Pasolini tratteggia con parole dure, senza appello: “L’Italia in questo caso ha mostrato la sua vera faccia: un piccolo, sordido, ignorante paese provinciale, con turpi fantasie sui festini e sui party, senza pensare che fuori da ogni morbosità, se qualcosa del genere a Viareggio c’è stato (senza avere nulla a che fare, naturalmente con la morte di Ermanno, che è opera esclusivamente di ragazzi) si è trattato di povere riunioni di due tre amici terrorizzati, che fingono di ridere per nascondere l’incubo del linciaggio morale o addirittura reale, e soprattutto del ricatto a cui li dà in pasto, connivente, la società”. Pasolini aveva scritto queste ultime osservazioni il 14 maggio 1969. Molto prima di chiunque altro aveva inquadrato anche le verità processuali.

 

POLITICA
13 agosto 2008
Donne rumene stuprate: carne da macello
 Due donne sono state violentate nel giro di poco tempo e la notizia non suscita molto scalpore. Forse perchè ad essere violentate sono due rumene e gli stupratori erano italiani. Se fosse

successo il contrario si sarebbero registrati espisodi di violenza e di intolleranza xenofoba da parte di tutto il centro destra.

Ecco quanto è accaduto:
Due nuovi casi di molestie contro le donne in poche ore. Martedì sera, al Portuense, un pregiudicato italiano di cinquanta anni ha aggredito una 23enne rumena senza fissa dimora. Poco dopo le 22, in via Francesco dall'Ongaro, l'uomo ha avvicinato la ragazza, l'ha spinta per terra e ha cominciato a palpeggiarla. È stato l'intervento degli agenti della polizia del commissariato Monteverde a salvare la giovane. L'aggressore è stato arrestato e dovrà rispondere di violenza sessuale.
Porta Cavalleggeri. I carabinieri della stazione Porta Cavalleggeri hanno invece arrestato un romano di 66 anni sorpreso su un autobus dell'Atac mentre molestava una romena di 32 anni. Le grida della ragazza hanno attirato l'attenzione degli agenti che hanno fermato l'uomo con l'accusa di violenza sessuale. Per lui si sono spalancate le porte del carcere di Regina Coeli.

POLITICA
29 maggio 2008
I fatti de La Sapienza: Alemanno "Il problema è l'estremismo di sinistra nell'ateneo"
Secondo il lanciatore di Molotov Gianni Alemanno "Il problema è l'estremismo di sinistra nell'ateneo"

Io l'avevo detto!!! I fattti si sono rovesciati. Quelli di estrema destra possono uccidere (Verona), umiliare (Viterbo), fare raid fascisti (Pigneto) assalire un gay (Christian floris, Roma), attaccare la Sapienza... ma il problema è l'estremismo di sinistra nell'ateneo...
Ero certo che alla fine si sarebbe arrivati ad affermare che quanto accaduto alla Sapienza è COLPA dei ragazzi del collettivo.

E vabbè, ci dobbiamo abituare... sarà così per i prossimi anni. L'importante è non cedere a queste provocazioni e non cedere, quindi, alla violenza. Quella è un arma che SOLO LORO DEVONO USARE. E soprattuto è un arma che solo a loro è concesso usare. 
 
Questo voler per forza cambiare le carte in tavola è, forse, una sorta di tutela che i governi di centro ed estrema destra stanno attuando nei confronti dell'europarlamentare Fiore che non può essere il portavoce di un partito (forza nuova) i cui adepti a furia di Cinghiamattanza vanno in giro a provocare e colpire coloro che non gradiscono.
POLITICA
27 maggio 2008
Orrore alla Sapienza: i ragazzi del collettivo attaccati con spranghe e coltelli dai militanti di Forza Nuova









 
E' successo tutto molto in fretta. Alcuni ragazzi del collettivo stavano attacchinando manifesti contro la presenza di Forza nuova alla Sapienza. Domani, infatti, era previsto un convegno sulle Foibe, tenuto da militanti di estrema destra. (convegno poi annullato dal rettore)
Tutto questo accadeva in pieno giorno, (prima certe persone agivano di notte, quando non erano visti, ora hanno preso coraggio e agiscono anche alla luce del sole) quando in via Cesare De Lollis arrivano 4 macchine con a bordo militanti di estrema destra, che armati di coltelli e spranghe seminano il terrore (ancora visibile in via Cesare De Lollis). Molte sono state le macchine danneggiate dai tafferugli in questione.
Molti i ragazzi feriti, uno anche in modo grave. Molta l'agitazione e la paura di tutti gli studenti che erano presenti, loro malgrado, alla scena. La città Universitaria era ed è ancora in subuglio. Tanta la paura e la rabbia.
Adesso la Città Universitaria e via Cesare De Lollis sono ancora nelle mani della polizia e dei carabinieri che stanno facendo le rilevazioni necessarie.
Gli studenti dei colletivi sono riuniti presso la Facoltà di Lettere per decidere il da farsi.
Sono in molti a volere le dimissioni del preside Guido Pescosolido reo di aver aver autorizzato il convegno sulle foibe organizzato da Forza Nuova. Per fortuna il convegno è stato annullato, ma resta comunque inqualificabile il gesto del preside Guido Pescosolido.

IO MI SONO SPAVENTATO....
CHE BRUTTO PERIODO...
Sono certo che è solo l'inizio, finchè non ci scappa il morto nessuno farà nulla. Molto probabilmente anche questo, come i precedenti, sarà liquidato come "espisodio di natura non politica"


SOLO UNA COSA CI TENGO A DIRE, NON FACCIAMOCI PRENDERE ANCHE NOI DALLA LOGICA DELLA VIOLENZA, PERCHE' VIOLENZA GENERA VIOLENZA...
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Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare
 
Bertold Brecht

 

 











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