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dove tutto è famiglia
POLITICA
14 giugno 2009
E la polizia dove stava mentre i due ragazzi gay venivano massacrati di botte?
 
Nonostante il Gay Pride sia una manifestazione volutamente pacifista si è pensato bene di pagare un bel pò di polizia per sedare, eventualmente, masse di gay repressi violenti e pericolosi.



Ma il dispiego di cotante forze dell'ordine non era meglio, invece, utilizzarlo in altri posti?



Mi viene in mente, ad esempio, che l'11 Giungo scorso, a Piazza Campo Dei Fiori, due ragazzi americani, rei di tenersi per mano, sono stati colpiti, picchiati e massacrati di botte da un gruppetto di giovani razzisti.




 E in questo caso la polizia dove stava? Perchè in certo casi non c'è mai? Eppure i soldi per pagarla c'è!!! (vedi il massiccio utilizzo che n'è stato fatto per il pacifico Roma Pride)
POLITICA
23 novembre 2008
Gay italiani fate anche voi il DAY WITHOUT GAY. Boicottate il lavoro per un giorno!
 

C'è un'Onda che sta montando anche negli Usa. L'ha scatenata il 4 Novembre scorso il successo del referendum in California che annulla la validità costituzionale del matrimonio per le coppie dello stesso sesso, e attecchisce particolarmente tra i gay e coloro che ne sostengono i diritti. Dovrebbe colpire con forza il10 Dicembre, in concomitanza con l'International Human Rights Day delle Nazioni Unite, causando l'assenza dal lavoro di milioni di americani appartenenti alle minoranze sessuali.
Il Day Without Gay si ispira agli eventi descritti dal film A Day Without Mexicans. Adesso invitando i loro aderenti "to call in gay" il 10 Dicembre, a "darsi gay" dal lavoro, gli organizzatori di A Day Without Gay sperano di convincere  milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay.
Secondo i promotori l'invito a 'darsi gay' fa particolarmente senso perché a tutt'ora in oltre 30 stati americani esistono leggi che, sebbene non vengano più applicate, permettono ad un datore di lavoro di licenziare un impiegato se si scopre che è omosessuale.
Ma il vero obbiettivo è la Propostion 8, la proposizione che modifica la costituzione californiana stabilendo che il matrimonio può avvenire solo tra due persone di sesso differente. Oltre un millione di persone hanno già protestato il 15 Novembre a livello nazionale contro la proposizione, che è passata anche grazie al fatto che Obama s'era dichiarato sfavorevole al matrimonio tra gli omosessuali, infatti circa il 70 per cento degli afro-americani californiani ha votato a favore della proposizione. Una percentuale che è stata superata solo dai mormoni che avevano provveduto inoltre 20 milioni di finanziamento ai promotori di Prop.8.
Partita in sordina, da quando è stata abbracciata dai siti web come newamericamedia.org e l'huffingtonpost.org - che si fanno carico di promuovere i diritti delle minoranze etniche, politiche e sessuali degli USA - l'inziativa "call in gay" sta raccogliendo rapidamente adesioni. Il gruppo A Day Without Gay di Facebook ha già 20 mila aderenti e ogni ora che passa se ne aggiungono altre centinaia.
"La proposta risuona con lo spirito di cambiamento che si registra nel paese dall'elezione di Obama", afferma Andrew Lam, editore di Newamericamedia.org, "Io personalmente quel giorno me ne starò a casa a bloggare su tutte le iniziative che si terranno in giro per gli USA".
E mentre le adesioni cominciano ad arrivare anche dall'estero, tre procure californiane hanno già deciso di esaminare la validità costituzionale della proposizione 8. Intanto il sito daywithoutgay.org offre istruzioni su come organizzare autonomamente il proprio giorno senza gay a chinque ne abbia voglia.


CHE GLI ITALIANI PRENDANO SPUNTO!!!


sessualità
11 novembre 2008
L'America bigotta censura Hilary Duff
 

Non ci trovo nulla di scandaloso se non il fatto che video e canzone siano bruttissimi!!

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permalink | inviato da neutronik80 il 11/11/2008 alle 12:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
12 giugno 2008
Bush go home

Bush sugli Stati Uniti D'America  "tanta disinformazione e propaganda, ma in realtà siamo un paese aperto, solidale, che ha a cuore i destini delle persone".


Il problema dell'america è proprio lui. Non gli americani. Io adoro l'america e parte di ciò che rappresenta. Ma ODIO Bush e le sue scellerate politiche. E' un presidente guerrafondaio che ha "ucciso" fin troppe persone. Non lo tollero!


11 Settemre 2001
Si dice che lui sapesse....

teatro
24 febbraio 2008
Gay Panic



 



Tremate, Treamate il critico è tornato

Linguaggio duro e violento per una rappresentazione teatrale coraggiosa e drammatica.

Lo spettacolo rimarrà al Teatro Belli di Roma fino al 24 Febbraio 2008.
La storia racconta di due soldati in una torre di guardia. Siamo Iraq, nel maggio 2004 nella base militare di Ad Dawr. C'è la guerra. Daniel è americano (Andrea Gherpelli), Zaggman (Simone Spirito) è iracheno. Subito lo scontro. Scontro tra due culture diverse, quella occidentale americana e quella irachena. Due culture a confronto, due uomini a confronto. Daniel, tipico americano, Coca cola alla mano e sigaretta in bocca. Zaggman, invece, rappresenta il tipico soldato iracheno. Impaurito e scombussolato dagli orrori della guerra, educato ai valori dell' Islam, ama la sua terra e odia l'americano Daniel che rappresenta Gli Stati Uniti.
Ma di cosa parlano questi due giovani durante il loro turno di guardia? Di nulla e di tutto. Parlano della guerra, della paura di morire e della voglia di ritornare a casa. Parlano e non capiscono perchè sono lì.
Più il tempo passa è più lo spettatore riesce a respirare l'ansia e la paura dei due giovani soldati. Atmosfera cupa, dialoghi osceni, violenza e crudeltà sono i tratti tipici di questa trasposizione teatrale di un vero fatto di cronaca.
Daniel e Zaggman si scontrano verbalmente e fisicamente. Ma il loro essere così diversi così antinomici li farà essere sempre più vicini, fino ad arrivare ad avere un rapporto sessuale.
La regia sembra nascondersi per dar spazio ai due giovani interpreti. Bravi e belli, ma non troppo convincenti. Andrea Gherpelli gioca a fare il duro, lo fa egreggiamente ma a volte marca troppo la mano e finisce per diventare la caricatura di se stesso. Simone Spirito, invece, non riesce a dare al suo personaggio quella credibilità e quel senso di smarrimento che invece dovrebbe avere. Ma nel complesso, queste piccole defiance si dimenticano presto. Quello che rimane è l'ansia e l'atmosfera erotica che i due interpreti riescono ad infondere. In sala si respira aria di morte, aria di tormento e di paura.
Il finale è tragico, tragico come la natura stessa della guerra che produce vittime innocenti e vuoti incolmabili.
La rappresentzione dura circa 90 miniuti. Tempo giusto per raccontare gli orrori della guerra. Battute velenose e violente a volta anche divertenti. Il tema trattato è duro e pesante, i dialoghi non sempre sono semplici da seguire e sicuramente la regia non aiuta (ma questo non è assolutamente un aspetto negativo, anzi) a rendere l'atmosfera più leggera. La scenografia è ridotta ai minimi termini e la musica che fa da contorno esaspera ancora di più le atmosfere strugenti e drammatiche.
Il tempo passa veloce, la storia appassiona ed intriga. A fine spettacolo si esce soddisfatti, ma non del tutto. C'è qualcosa che non convince fino in fondo. Il regista (Riccardo Torrebruna) volendo raccontarci la storia in modo lineare, forse troppo e disincantato ha reso l'opera troppo fredda e schematica.

NON ASPETTATEVI UNA COMMEDIA TUTTA PIUME E PAILLETTES
INOLTRE CONSIGLIO LA VISIONE A UN PUBBLICO ADULTO

VOTO:7 -

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Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare
 
Bertold Brecht

 

 











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